Tempesta

La nave in balia della tempesta: una delle metafore più note agli scrittori di tutti i tempi.

È l’emblema della vita, un mare placido su cui le esistenze umane – le piccole navi – scivolano tranquillamente fino a quando non giunge qualcosa a turbarne la quiete. Il mare si gonfia e si arrabbia, le onde travolgono le piccole imbarcazioni, nubi dense oscurano il cielo e ovunque piovono inquietudine e smarrimento. Cosa pensa un animo sorpreso dalla tempesta? Probabilmente alla sua esistenza, ai suoi progetti, agli affetti, a un Dio – se vi crede. Con tali pensieri qualcuno soccombe, sia gli uomini macchiati da colpe sia gli innocenti che nulla hanno posseduto se non, forse, la speranza. Altri invece sopravvivono: alcune navi sono resistenti alla tempesta e presto si riprendono; alcune, al contrario, incassano delle ammaccature e si fermano in attesa di ripartire, mentre i loro uomini sbarcano naufraghi in qualche isola, punto da cui ricominciare.

È l’emblema della vita perché comune a tutte le culture: ogni popolo possiede storie di viaggi, di partenze e ritorni. «Accade oggi nel Mediterraneo quel che è sempre accaduto», questo si legge nella prefazione del libro di Davide Camarrone, Tempesta. Il Mediterraneo è solo uno dei teatri di una storia che si ripete, di una storia già raccontata ma mai finita. Presente e passato, finzione e realtà si mescolano assieme nelle poche ma intense pagine di questo libro.

Il progetto è ambizioso: portare in prosa e trasportare nella nostra contemporaneità La Tempesta di Shakespeare. Ecco, dunque, che il sipario si apre sull’isola di Bintarriah, il nome arabo di Pantelleria, l’isola dei venti. La tempesta che sorprende la nave è brutale, rovescia nelle fauci del mare i corpi di uomini e donne, schiavi dalla pelle scura che nulla potevano di fronte ai loro padroni e le cui storie non verranno mai narrate. Compaiono allora sulla scena gli altri personaggi, voci narranti dei dieci atti che si susseguono e in cui si discute di patria e salvezza, morte e amore, tradimento e paura. C’è Prospero, il venditore di uomini e mago dei destini; la compassionevole Miranda, l’unica voce sdegnata per le tremende morti che hanno macchiato il mare; Caliban, il mostro deforme e traditore; Ariel, lo spirito dei venti, timoniere senza scrupoli.

Tempesta è un’opera teatrale dal linguaggio antico ma dallo stile moderno, un’opera che rivela la straordinaria attualità delle opere del passato. È un mondo fantastico, con personaggi ammalianti e dotati di poteri magici, eppure le vite spezzate, le speranze e le paure sembrano lo specchio della realtà di oggi. Tempesta è un incrocio di sconvolgimenti che percuotono diverse vite, un miscuglio di echi letterari che concorrono a creare lo smarrimento che, anche in noi uomini moderni, una tempesta può suscitare.

Giulia Buratto

CONSIGLIO DI LETTURA:
Macchiatone con schiuma e cacao,
per lasciarci il giusto tempo per riflettere.



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